29 dicembre 2008

Western Islands


A lovely monkey.


Around Phi Phi.


Tsunami. The people're still scared.


Maya bay. 7.30am.


Maya Bay.


A amazing lagoon.
Our private boat.
Phi phi island.


Restaurant in Phi phi.
Alzarsi alle sei di mattina per gustarsi maya bay prima di tutti gli altri…
Sedersi su un tronco a guardare la baia deserta pensando a quanto c’è di bello nel silenzio...
Notare quanto verde, blu e grigio stanno bene insieme… e quanto le sfumature creino poca confusione.
Immaginarsi la forza dello tsunami…
Stare a galla in una laguna verde smeraldo…
Aspettare le scimme almeno mezz’ora a monkey island…
Camminare sulle spiaggie di phi phi…
Desiderare di restare almeno una settimana nel bungalow pieno di conchiglie…
Buttarsi sulla sabbia e non avere pensieri perche’ è il posto dove sei che te li rapisce…
Mangiare frutta con yogurt e muesli con il piacevole rumore e visione del mare…
Scazzarsi perche’ i camerieri thai sono scortesi…
Farsi una sana risate sulle proprie e altrui debolezze con Gaia e Viola…

11 dicembre 2008

LAOS

“Abbiamo salutato questa mattina le mie due trentine, le nostre strade si dividiono proprio qui al confine tra Thai e Laos. Io, Viola e Gaia paghiamo un signore per portarci con la barca al di la’ del Mekong ed eccoci arrivate: siamo in Laos. Non perdiamo tempo e partiamo subito per la nostra crociera lungo il Mekong scegliendo l’opzione VIPboat, cioè abbiamo comprato il biglietto per la barca migliore, quella poco affollata e senza il via vai della gente locale. Scelta che abbiamo tutte e tre apprezzato moltissimo dato che abbiamo potuto rillassarci alla grande, anche se io come al solito ero inizialmente contraria alla spesa di piu’ soldi. Ed eccoci qui sulla barchetta.. chiediamo la colazione e ci viene offerto del riso ma porca putt….anche a colazione? Giuro che è l ultima volta che mangio riso in vita mia.. Ci aspettano due giornate di crociera fino ad arrivare a Luang Prabang. Gli scenari intorno a noi sono fantastici, tutto tutto tutto verde, tutta natura incontaminata. Il paesaggio mi ricorda un po le Fiji, queste colline appuntite verdissime. Si distingue solo il cielo, ovviamente nuvoloso in stagione delle pioggie, e il colore del Mekong, marrone. Ogni tanto si intravedono alcuni villaggi di capanne ma sono veramente pochi e piccoli. Il senso di isolamento del Laos si avverte immediatamente. La gente è poverissima, vive solo di quello che la terra puo’ offrire e prova a tirarsi su due soldi tessendo pashmine coloratissime per i pochissimi turisti che passano di qua. Un sacco di bambini giocano nudi per le viottole del villaggio che abbiamo visitato e il loro gioco preferito? La trottola. Non ci potevo credere, la stessa trottola che usavano i miei nonni e genitori da piccolini. Venire qui è come fare un salto di 80 anni indietro nel tempo. Maiali e galline girano liberamente tra le case e il riso è messo ad essiccare in mezzo alla strada principale, ovviamente di terra battuta. Non conoscono nulla al di fuori di quello che li circonda, non sanno cosa sia un cellulare, un computer ma non importa perche quando senti le loro risate sono troppo genuine e ti passa per la mente che forse stanno bene cosi. Ovviamente sono poveri ma anche i miei nonni lo erano eppure hanno un bel ricordo della loro infanzia, nonostante tutto.” Tratto dal diario di bordo 09-06-08


On the boat. Laos.






The village.



Conclusa la crociera abbiamo assaportato il piu’ possibile il clima indimenticabile di Luang Prapang, bellissima cittadina infatti è protetta dall’Unesco. Abbiamo affittato una bicicletta e via per strade e stradine. E’ stato bellissimo perdersi e capitare per caso in templi fantastici, è stato bellissimo fare una mini chiaccherata con un giovanissimo monaco che tifa per l’Italia, bellissimo girare per i mercatini notturni e farsi fare un Laos massagge a 5 euro l’ora. La citta’ ha qualcosa di particolare che la rende stupenda, sicuramente una delle migliori di tutto l’Asia tour e la gente disponibilissima e sempre con il sorriso sulle labbra.
Ma dispiaciute siamo dovute ripartire due giorni dopo.. viaggio di dieci ore in bus verso Vientiane, capitale del Laos che ci ha stravolte con disavventure di ogni genere. Durante il viaggio abbiamo attraversato montagne e piccole vallate notando sempre piccoli villaggi che con la loro affascinante solitudine lasciavano allo stesso tempo un senso di tristezza.


Around Luang Prabang.


What Pa Phai. Luang Prabang.

Meditazione.

Vientiane. Cittadina dove per fortuna dovevamo fermarci solo una notte e mezza giornata, il giorno dopo alle sei avevamo il treno per Bangkok e successivamente il volo per Pucket. Tutto era organizzato perfettamente e non erano ammessi ritardi! La cittadina non offriva nulla al turista, era sporca e spoglia e la gente era antipatica e poco disponibile. Dopo due ore buone di una sofferente ricerca eravamo riuscite a trovare una stanza per la notte, il giorno dopo ci alziamo e facciamo un abbondante colazione per saltare cosi il pranzo. Il nostro problema erano i soldi. Avevamo i soldi contati per il pernottamento, un pasto, il viaggio in tuktuk fino alla stazione, l autobus per attraversare il confine e arrivare in stazione dei treni nel primo paesino della Thailandia, Nong Khai. Sembrava tutto perfetto, non volevamo prelevare perche poi con il cambio in Bhat ci avremmo perso. Paghiamo il tuktuk riuscendo perfino a risparmiare qualche soldo e in stazione degli autobus compriamo il biglietto, i prezzi erano proprio come avevamo previsto. Ci mettiamo su una panchina ad aspettare guardando tutta quella gente antipatica girarci intorno con sguardi cattivi e fu in quel momento che Viola si accorse di aver lasciato il cellulare nella guesthouse! Viola corse immediatamente a cercare un tuktuk per raggiungere la sistemazione, i soldi erano pero pochissimi quindi ci ha messo un po a contrattare. Io l’avrei aspettata alla stazione con le valigie. Apetta mezz’ora, passa un’ora e Viola non si vede ancora. Nel frattempo il nostro autobus era partito, avevamo ancora un autobus che sarebbe partito un ora dopo. Dopo un po Viola torna, senza cellulare. Le donne delle pulizie che stavano facendo la stanza gli risero in faccia quando lo chiese indietro supplicando e il padrone dell albergo la fermo’ pure arrabbiatissimo, le voleva far pagare un supplemento perche eravamo state scorrette uscendo un’ora dopo il check out e non togliendoci le scarpe sulla soglia d entrata…
Un disastro.
Ad ogni modo eravamo abbastanza tranquille perche c’era un altro autobus. Allora andiamo in biglietteria per cambiare il biglietto dicendo che nn avevamo preso quel bus ma avremmo preso quello dopo, ci sembrava ovvio che il biglietto ci venisse dato visto che avevamo pagato e invece niente. Il bigliettaio oltre a nn parlare quasi niente l inglese nn ci venne incontro assolutamente. Fermammo guardie e altra gente per spiegare la situazione e chiedere una mano ma nulla, dicevano NO e si giravano dall altra. Bene, mancavano solo 30 minuti alla partenza dell ultimo bus. Era chiaro che dovevamo prelevare e pagarci un altro biglietto. Allora corsi in una specie di centro commerciale dove avrei dovuto trovare gli ATM, ne trovai due ma fuori uso. Quando tornai, tra il resto bagnata fradicia perche diluviava, trovai Viola che provava a vendere qualche maglietta per recuperare soldi. Vi sembrera’ assurdo ma la cifra che ci serviva erano 3 euro a testa. Niente da fare. Eravamo scoraggiate e anche un po disperate!! La gente nn ci voleva aiutare e la nostra sensazione era quella che ne traessero pure soddisfazione a vederci cosi. Fu cosi che arrivo’ l ‘autobus che aspettavamo. Salimmo di nascosto mostrando all’autista il vecchio biglietto con l’orario modificato da noi a matita e prendemmo posto contanto i secondi che ci separavano alla partenza e incrociando dita, braccia, piedi e gambe!! Sembrava fatta e invece prima di partire salì una donna e fece un controllo di tutte e dico tutte le persone, scoperte!! La donna ci disse di pagare immediatamente e chiamo’ la polizia… All’ultimo proprio salirono sul bus una coppia di europei che avevamo conosciuto nel precendente viaggio da Luang Prapang e fu cosi che elemosinammo i 3 euro a testa per il viaggio. Ci sentivamo delle merde ma era l’unica cosa da fare. La donna ebbe i suoi soldi e si porto’ via anche la polizia e noi partimmo stremate. I nostri salvatori ci aspettarono addirittura al confine dove ci diedero ancora soldi per pagare la tassa di uscita del paese, spesa di cui nn eravamo al corrente. Arrivate in Thailandia la prima cosa da fare era restituire i soldi e dopo aver trovato un bancomat e prelevato la coppia era sparita….. angeli custodi? Loro non lo sapevano ma mi fecero il regalo di compleanno piu bello che abbia mai ricevuto. Il giorno dopo la disavventura infatti era il mio compleanno che passai interamente in viaggio con 13 ore di treno fino a Bangkok e sucessivamente volo per Pucket.
Il viaggio in treno passo’ abbastanza velocemente. Io e la mia Violetta ci mangiammo un tubo di Pringles a testa per festeggiare piu biscotti vari e ne lamentammo poi la nausea per tutto il tempo. Oltre a questo avevamo un vicino di cuccetta mooolto mooolto insistente e propenso alla nostra conoscenza al contrario di noi due. Ovviamente era inglese, prendeva le sue birre e veniva da noi. La cosa assurda è che non si perdeva mai di coraggio di fronte alla nostra poca voglia di interagire. Alla terza birra che ando’ a prendere ci chiudemmo dentro, lui busso’, ci chiamo’ per un buon quarto d’ora e finalmente mollo’ la presa!!
Ma le disavventure non erano finite. Arrivate a Bangkok andammo in aereoporto, eravamo in perfetto orario anzi per fortuna un po in anticipo e fu cosi che scoprimmo che l aereoporto era quello sbagliato!! Prendi un altro taxi e via di nuovo, scocciatissime e stanche per tutto quello che ci era capitato. Ultima cosa che chiude il capitolo, il volo era in ritardo di tipo tre ore!! Li per li eravamo veramente sccazzate e sfinite, Viola lo era molto piu di me per aver perso il cellulare e quindi tutti i contatti, tra cui alcuni molto importanti. Non avevo le forze ne la capacita’ di tirarla su di morale in quel momento, e ora un po me ne pento!
Arrivammo a Pucket verso le 5 di pomeriggio, dopo 30 ore di viaggio interminabili! Li ci congiungemmo nuovamente con Gaia. La sera mi portarono a mangiare in un ristorantino italiano e arrivo’ pure il tiramisu’ con la candelina!! Avevamo tutte i pochi soldi e questa per noi fu una grande preoccupazione per tutto il viaggio ma mi offrirono pure la cena e non le ringraziero’ mai abbastanza! Grazie ragazze, è stato un compleanno speciale!!

Phuket. My birthday.

7 ottobre 2008

lah gòrn Thai

E dopo la parentesi fantastica di verdi colline coltivate a riso, di villaggi dispersi nella giungla, templi e mercatini siamo ripartite per andare piu’ a nord, Chiang Rai.
Fantastico il tempio bianco, l'unico in Thailandia che abbiamo incontrato durante il nostro tragitto e bellissimo il tringolo d’oro, punto d’incontro di tre diversi stati, ma proprio diversi tra loro anche se cosi vicini sulla carta: Thailandia, Myanmar e Laos. Un enorme budda di bronzo, il piu’ grande in bronzo della Thailandia meta religiosa dei locali, ci faceva da sfondo mentre noi ci aggiravamo tentando la fortuna con tutti i giochetti di draghi e quant’altro.
Un po’ piu’ in la’ il Mekong, fiume che parte dal Tibet per attraversare Cina, Birmania, Thailandia, Laos, Vietnam. Il dodicesimo fiume piu’ lungo del mondo.
Come al solito la gente locale con le sue credenze e superstizioni l’ha tramutato in oggetto sacro ed ha un particolare. Il fiume ha due colori, molto visibili l’uno dall’altro, uno marrone scuro e uno chiaro. La gente crede che il colore scuro provenga dalla Cina che prova cosi ad impossessarsene ma il colore chiaro che lo contrasta sono gli altri stati vicini, nel caso del triangolo d’oro è il Laos. Per loro va a significare gli anni di guerre e la Cina che è molto piu’ potente degli altri stati attraversati dal Mekong.




The Golden Triangle.


Mekong river.

Abbiamo voluto passare un pomeriggio in Birmania e cosi il nostro fedele Tom ci ha portate al confine. Passaporto alla mano e abbiamo lasciato la Thailandia, attraversato un ponte lungo una cinquantina di metri e poi siamo così entrate in Myanmar. Gli uffici da cui siamo passate ci hanno parecchio colpito. Le guardie se ne stavano spaparanzate sulla loro vecchia poltrona, gli ambienti erano piccolissimi, molto sporchi ed addirittura con lavandino e gabinetto all’interno, ovviamente vicino alla scrivania.

Myanmar.


La differenze tra Thailandia e Birmania è visibilissima.
Arrivavamo da un posto che ci sembrava cosi povero e siamo andate in uno che lo è molto ma molto di piu’.
La gente se ne stava seduta per strada a chiedere soldi ai turisti che sono davvero pochi, alcuni di loro erano molto vecchi, con gambe mutilate, facce sfigurate o altro…
C’è una via vicino al confine piena di negozietti dove si vendono borse false, ma falsate perfettamente ed a prezzi irrisori. Molti mercanti vanno in giro con il loro carretto a vendere quello che hanno e ogni persona era assolutamente troppo insistente nel vendere. Sono bastati cinque minuti per farci scappare.
Tachilek, la cittadina subito dopo il confine, è incredibile. Le case stanno insieme per miracolo, la gente seduta per terra fuori dalle porte.
Sotto consiglio di Tom abbiamo preso un tuktuk che ci ha portato a vedere alcuni templi nella cittadina, assolutamente niente di sfarzoso, tutti molto semplici. Unica particolarita’ che al loro interno non c era solo un budda ma tre, thailandese, cinese e della birmania.

Ma una cosa bella, che mi rimarra’ sempre impressa, in Birmania l’abbiamo fatta.
Siamo arrivate ad una pagoda molto grande in cima ad una collina e li ci è stata assegnata una bambina a testa, parlavano molto bene l inglese quindi è stato facile interagire con loro. Attraverso la nostra data di nascita siamo risalite con un libro per noi illeggibile a quello che è il nostro giorno sacro della settimana, il mio era il venerdi.
Con la mia piccola guida mi sono avviata verso il mio altare, quello del venerdi.
La ragazzina mi ha seguito passo passo in un rituale carinissimo, dovevo bagnare per un certo numero di volte alcune parti del budda dell altare di fronte a me, accendere uno strano incenso e offrire dei fiori, in seguito inginocchiata davanti a Lui ho dovuto dire una preghiera e poi la bambina mi ha dato un piccolo cestello fatto di legno, al suo interno c era un uccellino. Tirando un filo il cestello si apriva e cosi è avvenuta la liberazione dell uccellino. Dopo di questo sono stata accompagnata davanti ad una grande campana e ho dovuto suonarla per 8 volte.
E’ stato bellissimo, la mia bambina mi sorrideva felice e io facevo lo stesso.


Friday
La sera siamo tornate a Chiang Rai. Doccia e via, in discoteca.
Tom ci aveva promesso una seratona nella piu’ grande e famosa discoteca dei dintorni.
Quando siamo arrivate, sulle scalinate c erano un sacco di guardie, quasi ci siamo spaventate. Eravamo le uniche turiste quella sera, tutti ci guardavano in modo strano ed alcuni ci facevano le foto. Molto presto abbiamo notato alcune cose strane, ad ogni tavolino c erano o solo uomini o solo donne… la cosa ci sembrava molto strana, eravamo finite ad una festa gay, ma lo venimmo a sapere dopo!
Un po di musica e qualche cocktails ed ecco un’altra sorpresa, la scaletta della serata prevedeva oltre alla musica da discoteca anche dei gruppi dal vivo, alcuni mooolto famosi. Eravamo stupite e divertite di essere finite ad una gay party con i gruppi piu’ famosi della Thailandia.
Tutto bene finche’ non sono arrivati questi gruppi, una noia mortale. Le canzoni erano melense, tristi proprio come tutti quei telefilm thailandesi che davano alla televisione… una roba pazzesca. Ma tutti gli altri ospiti invece impazzivano!

2 ottobre 2008

A trek through the mountains

Sempre attraverso il nostro fedele accompagnatore Tom ci siamo addentrate nelle montagne.
Eravamo solo noi cinque ed un accompagnatore.
Sono stati due giorni a contatto con la rigogliosissima natura Thailandese, strani animaletti, strane piante da cui si possono fare le bolle, strani profumi e rumori. I percorsi non erano proprio difficoltosi, per lo piu attraversavamo piccole vallate coltivate a risaie, ammirando i contadini con i loro attrezzi rudimentali trascinati a mano con fatica o da qualche animale. Ne abbiamo incontrati pochi, ma puri, veri.
Sono queste faccie, questi stili di vita che attribuisco alla vera Thailandia..










La sera siamo arrivate nel villaggio dove avremmo pernottato nella nostra capanna e ci saremmo lavate con una tanica d'acqua. Abbiamo passato una serata all insegna del semplice divertimento sedute intorno ad un tavolo, illuminate solo da un paio di candele e deliziate da alcune visitine dei nuovi conpaesani :-)
Intorno a noi, mille lucciole. Serata magica.