11 dicembre 2008

LAOS

“Abbiamo salutato questa mattina le mie due trentine, le nostre strade si dividiono proprio qui al confine tra Thai e Laos. Io, Viola e Gaia paghiamo un signore per portarci con la barca al di la’ del Mekong ed eccoci arrivate: siamo in Laos. Non perdiamo tempo e partiamo subito per la nostra crociera lungo il Mekong scegliendo l’opzione VIPboat, cioè abbiamo comprato il biglietto per la barca migliore, quella poco affollata e senza il via vai della gente locale. Scelta che abbiamo tutte e tre apprezzato moltissimo dato che abbiamo potuto rillassarci alla grande, anche se io come al solito ero inizialmente contraria alla spesa di piu’ soldi. Ed eccoci qui sulla barchetta.. chiediamo la colazione e ci viene offerto del riso ma porca putt….anche a colazione? Giuro che è l ultima volta che mangio riso in vita mia.. Ci aspettano due giornate di crociera fino ad arrivare a Luang Prabang. Gli scenari intorno a noi sono fantastici, tutto tutto tutto verde, tutta natura incontaminata. Il paesaggio mi ricorda un po le Fiji, queste colline appuntite verdissime. Si distingue solo il cielo, ovviamente nuvoloso in stagione delle pioggie, e il colore del Mekong, marrone. Ogni tanto si intravedono alcuni villaggi di capanne ma sono veramente pochi e piccoli. Il senso di isolamento del Laos si avverte immediatamente. La gente è poverissima, vive solo di quello che la terra puo’ offrire e prova a tirarsi su due soldi tessendo pashmine coloratissime per i pochissimi turisti che passano di qua. Un sacco di bambini giocano nudi per le viottole del villaggio che abbiamo visitato e il loro gioco preferito? La trottola. Non ci potevo credere, la stessa trottola che usavano i miei nonni e genitori da piccolini. Venire qui è come fare un salto di 80 anni indietro nel tempo. Maiali e galline girano liberamente tra le case e il riso è messo ad essiccare in mezzo alla strada principale, ovviamente di terra battuta. Non conoscono nulla al di fuori di quello che li circonda, non sanno cosa sia un cellulare, un computer ma non importa perche quando senti le loro risate sono troppo genuine e ti passa per la mente che forse stanno bene cosi. Ovviamente sono poveri ma anche i miei nonni lo erano eppure hanno un bel ricordo della loro infanzia, nonostante tutto.” Tratto dal diario di bordo 09-06-08


On the boat. Laos.






The village.



Conclusa la crociera abbiamo assaportato il piu’ possibile il clima indimenticabile di Luang Prapang, bellissima cittadina infatti è protetta dall’Unesco. Abbiamo affittato una bicicletta e via per strade e stradine. E’ stato bellissimo perdersi e capitare per caso in templi fantastici, è stato bellissimo fare una mini chiaccherata con un giovanissimo monaco che tifa per l’Italia, bellissimo girare per i mercatini notturni e farsi fare un Laos massagge a 5 euro l’ora. La citta’ ha qualcosa di particolare che la rende stupenda, sicuramente una delle migliori di tutto l’Asia tour e la gente disponibilissima e sempre con il sorriso sulle labbra.
Ma dispiaciute siamo dovute ripartire due giorni dopo.. viaggio di dieci ore in bus verso Vientiane, capitale del Laos che ci ha stravolte con disavventure di ogni genere. Durante il viaggio abbiamo attraversato montagne e piccole vallate notando sempre piccoli villaggi che con la loro affascinante solitudine lasciavano allo stesso tempo un senso di tristezza.


Around Luang Prabang.


What Pa Phai. Luang Prabang.

Meditazione.

Vientiane. Cittadina dove per fortuna dovevamo fermarci solo una notte e mezza giornata, il giorno dopo alle sei avevamo il treno per Bangkok e successivamente il volo per Pucket. Tutto era organizzato perfettamente e non erano ammessi ritardi! La cittadina non offriva nulla al turista, era sporca e spoglia e la gente era antipatica e poco disponibile. Dopo due ore buone di una sofferente ricerca eravamo riuscite a trovare una stanza per la notte, il giorno dopo ci alziamo e facciamo un abbondante colazione per saltare cosi il pranzo. Il nostro problema erano i soldi. Avevamo i soldi contati per il pernottamento, un pasto, il viaggio in tuktuk fino alla stazione, l autobus per attraversare il confine e arrivare in stazione dei treni nel primo paesino della Thailandia, Nong Khai. Sembrava tutto perfetto, non volevamo prelevare perche poi con il cambio in Bhat ci avremmo perso. Paghiamo il tuktuk riuscendo perfino a risparmiare qualche soldo e in stazione degli autobus compriamo il biglietto, i prezzi erano proprio come avevamo previsto. Ci mettiamo su una panchina ad aspettare guardando tutta quella gente antipatica girarci intorno con sguardi cattivi e fu in quel momento che Viola si accorse di aver lasciato il cellulare nella guesthouse! Viola corse immediatamente a cercare un tuktuk per raggiungere la sistemazione, i soldi erano pero pochissimi quindi ci ha messo un po a contrattare. Io l’avrei aspettata alla stazione con le valigie. Apetta mezz’ora, passa un’ora e Viola non si vede ancora. Nel frattempo il nostro autobus era partito, avevamo ancora un autobus che sarebbe partito un ora dopo. Dopo un po Viola torna, senza cellulare. Le donne delle pulizie che stavano facendo la stanza gli risero in faccia quando lo chiese indietro supplicando e il padrone dell albergo la fermo’ pure arrabbiatissimo, le voleva far pagare un supplemento perche eravamo state scorrette uscendo un’ora dopo il check out e non togliendoci le scarpe sulla soglia d entrata…
Un disastro.
Ad ogni modo eravamo abbastanza tranquille perche c’era un altro autobus. Allora andiamo in biglietteria per cambiare il biglietto dicendo che nn avevamo preso quel bus ma avremmo preso quello dopo, ci sembrava ovvio che il biglietto ci venisse dato visto che avevamo pagato e invece niente. Il bigliettaio oltre a nn parlare quasi niente l inglese nn ci venne incontro assolutamente. Fermammo guardie e altra gente per spiegare la situazione e chiedere una mano ma nulla, dicevano NO e si giravano dall altra. Bene, mancavano solo 30 minuti alla partenza dell ultimo bus. Era chiaro che dovevamo prelevare e pagarci un altro biglietto. Allora corsi in una specie di centro commerciale dove avrei dovuto trovare gli ATM, ne trovai due ma fuori uso. Quando tornai, tra il resto bagnata fradicia perche diluviava, trovai Viola che provava a vendere qualche maglietta per recuperare soldi. Vi sembrera’ assurdo ma la cifra che ci serviva erano 3 euro a testa. Niente da fare. Eravamo scoraggiate e anche un po disperate!! La gente nn ci voleva aiutare e la nostra sensazione era quella che ne traessero pure soddisfazione a vederci cosi. Fu cosi che arrivo’ l ‘autobus che aspettavamo. Salimmo di nascosto mostrando all’autista il vecchio biglietto con l’orario modificato da noi a matita e prendemmo posto contanto i secondi che ci separavano alla partenza e incrociando dita, braccia, piedi e gambe!! Sembrava fatta e invece prima di partire salì una donna e fece un controllo di tutte e dico tutte le persone, scoperte!! La donna ci disse di pagare immediatamente e chiamo’ la polizia… All’ultimo proprio salirono sul bus una coppia di europei che avevamo conosciuto nel precendente viaggio da Luang Prapang e fu cosi che elemosinammo i 3 euro a testa per il viaggio. Ci sentivamo delle merde ma era l’unica cosa da fare. La donna ebbe i suoi soldi e si porto’ via anche la polizia e noi partimmo stremate. I nostri salvatori ci aspettarono addirittura al confine dove ci diedero ancora soldi per pagare la tassa di uscita del paese, spesa di cui nn eravamo al corrente. Arrivate in Thailandia la prima cosa da fare era restituire i soldi e dopo aver trovato un bancomat e prelevato la coppia era sparita….. angeli custodi? Loro non lo sapevano ma mi fecero il regalo di compleanno piu bello che abbia mai ricevuto. Il giorno dopo la disavventura infatti era il mio compleanno che passai interamente in viaggio con 13 ore di treno fino a Bangkok e sucessivamente volo per Pucket.
Il viaggio in treno passo’ abbastanza velocemente. Io e la mia Violetta ci mangiammo un tubo di Pringles a testa per festeggiare piu biscotti vari e ne lamentammo poi la nausea per tutto il tempo. Oltre a questo avevamo un vicino di cuccetta mooolto mooolto insistente e propenso alla nostra conoscenza al contrario di noi due. Ovviamente era inglese, prendeva le sue birre e veniva da noi. La cosa assurda è che non si perdeva mai di coraggio di fronte alla nostra poca voglia di interagire. Alla terza birra che ando’ a prendere ci chiudemmo dentro, lui busso’, ci chiamo’ per un buon quarto d’ora e finalmente mollo’ la presa!!
Ma le disavventure non erano finite. Arrivate a Bangkok andammo in aereoporto, eravamo in perfetto orario anzi per fortuna un po in anticipo e fu cosi che scoprimmo che l aereoporto era quello sbagliato!! Prendi un altro taxi e via di nuovo, scocciatissime e stanche per tutto quello che ci era capitato. Ultima cosa che chiude il capitolo, il volo era in ritardo di tipo tre ore!! Li per li eravamo veramente sccazzate e sfinite, Viola lo era molto piu di me per aver perso il cellulare e quindi tutti i contatti, tra cui alcuni molto importanti. Non avevo le forze ne la capacita’ di tirarla su di morale in quel momento, e ora un po me ne pento!
Arrivammo a Pucket verso le 5 di pomeriggio, dopo 30 ore di viaggio interminabili! Li ci congiungemmo nuovamente con Gaia. La sera mi portarono a mangiare in un ristorantino italiano e arrivo’ pure il tiramisu’ con la candelina!! Avevamo tutte i pochi soldi e questa per noi fu una grande preoccupazione per tutto il viaggio ma mi offrirono pure la cena e non le ringraziero’ mai abbastanza! Grazie ragazze, è stato un compleanno speciale!!

Phuket. My birthday.

7 ottobre 2008

lah gòrn Thai

E dopo la parentesi fantastica di verdi colline coltivate a riso, di villaggi dispersi nella giungla, templi e mercatini siamo ripartite per andare piu’ a nord, Chiang Rai.
Fantastico il tempio bianco, l'unico in Thailandia che abbiamo incontrato durante il nostro tragitto e bellissimo il tringolo d’oro, punto d’incontro di tre diversi stati, ma proprio diversi tra loro anche se cosi vicini sulla carta: Thailandia, Myanmar e Laos. Un enorme budda di bronzo, il piu’ grande in bronzo della Thailandia meta religiosa dei locali, ci faceva da sfondo mentre noi ci aggiravamo tentando la fortuna con tutti i giochetti di draghi e quant’altro.
Un po’ piu’ in la’ il Mekong, fiume che parte dal Tibet per attraversare Cina, Birmania, Thailandia, Laos, Vietnam. Il dodicesimo fiume piu’ lungo del mondo.
Come al solito la gente locale con le sue credenze e superstizioni l’ha tramutato in oggetto sacro ed ha un particolare. Il fiume ha due colori, molto visibili l’uno dall’altro, uno marrone scuro e uno chiaro. La gente crede che il colore scuro provenga dalla Cina che prova cosi ad impossessarsene ma il colore chiaro che lo contrasta sono gli altri stati vicini, nel caso del triangolo d’oro è il Laos. Per loro va a significare gli anni di guerre e la Cina che è molto piu’ potente degli altri stati attraversati dal Mekong.




The Golden Triangle.


Mekong river.

Abbiamo voluto passare un pomeriggio in Birmania e cosi il nostro fedele Tom ci ha portate al confine. Passaporto alla mano e abbiamo lasciato la Thailandia, attraversato un ponte lungo una cinquantina di metri e poi siamo così entrate in Myanmar. Gli uffici da cui siamo passate ci hanno parecchio colpito. Le guardie se ne stavano spaparanzate sulla loro vecchia poltrona, gli ambienti erano piccolissimi, molto sporchi ed addirittura con lavandino e gabinetto all’interno, ovviamente vicino alla scrivania.

Myanmar.


La differenze tra Thailandia e Birmania è visibilissima.
Arrivavamo da un posto che ci sembrava cosi povero e siamo andate in uno che lo è molto ma molto di piu’.
La gente se ne stava seduta per strada a chiedere soldi ai turisti che sono davvero pochi, alcuni di loro erano molto vecchi, con gambe mutilate, facce sfigurate o altro…
C’è una via vicino al confine piena di negozietti dove si vendono borse false, ma falsate perfettamente ed a prezzi irrisori. Molti mercanti vanno in giro con il loro carretto a vendere quello che hanno e ogni persona era assolutamente troppo insistente nel vendere. Sono bastati cinque minuti per farci scappare.
Tachilek, la cittadina subito dopo il confine, è incredibile. Le case stanno insieme per miracolo, la gente seduta per terra fuori dalle porte.
Sotto consiglio di Tom abbiamo preso un tuktuk che ci ha portato a vedere alcuni templi nella cittadina, assolutamente niente di sfarzoso, tutti molto semplici. Unica particolarita’ che al loro interno non c era solo un budda ma tre, thailandese, cinese e della birmania.

Ma una cosa bella, che mi rimarra’ sempre impressa, in Birmania l’abbiamo fatta.
Siamo arrivate ad una pagoda molto grande in cima ad una collina e li ci è stata assegnata una bambina a testa, parlavano molto bene l inglese quindi è stato facile interagire con loro. Attraverso la nostra data di nascita siamo risalite con un libro per noi illeggibile a quello che è il nostro giorno sacro della settimana, il mio era il venerdi.
Con la mia piccola guida mi sono avviata verso il mio altare, quello del venerdi.
La ragazzina mi ha seguito passo passo in un rituale carinissimo, dovevo bagnare per un certo numero di volte alcune parti del budda dell altare di fronte a me, accendere uno strano incenso e offrire dei fiori, in seguito inginocchiata davanti a Lui ho dovuto dire una preghiera e poi la bambina mi ha dato un piccolo cestello fatto di legno, al suo interno c era un uccellino. Tirando un filo il cestello si apriva e cosi è avvenuta la liberazione dell uccellino. Dopo di questo sono stata accompagnata davanti ad una grande campana e ho dovuto suonarla per 8 volte.
E’ stato bellissimo, la mia bambina mi sorrideva felice e io facevo lo stesso.


Friday
La sera siamo tornate a Chiang Rai. Doccia e via, in discoteca.
Tom ci aveva promesso una seratona nella piu’ grande e famosa discoteca dei dintorni.
Quando siamo arrivate, sulle scalinate c erano un sacco di guardie, quasi ci siamo spaventate. Eravamo le uniche turiste quella sera, tutti ci guardavano in modo strano ed alcuni ci facevano le foto. Molto presto abbiamo notato alcune cose strane, ad ogni tavolino c erano o solo uomini o solo donne… la cosa ci sembrava molto strana, eravamo finite ad una festa gay, ma lo venimmo a sapere dopo!
Un po di musica e qualche cocktails ed ecco un’altra sorpresa, la scaletta della serata prevedeva oltre alla musica da discoteca anche dei gruppi dal vivo, alcuni mooolto famosi. Eravamo stupite e divertite di essere finite ad una gay party con i gruppi piu’ famosi della Thailandia.
Tutto bene finche’ non sono arrivati questi gruppi, una noia mortale. Le canzoni erano melense, tristi proprio come tutti quei telefilm thailandesi che davano alla televisione… una roba pazzesca. Ma tutti gli altri ospiti invece impazzivano!

2 ottobre 2008

A trek through the mountains

Sempre attraverso il nostro fedele accompagnatore Tom ci siamo addentrate nelle montagne.
Eravamo solo noi cinque ed un accompagnatore.
Sono stati due giorni a contatto con la rigogliosissima natura Thailandese, strani animaletti, strane piante da cui si possono fare le bolle, strani profumi e rumori. I percorsi non erano proprio difficoltosi, per lo piu attraversavamo piccole vallate coltivate a risaie, ammirando i contadini con i loro attrezzi rudimentali trascinati a mano con fatica o da qualche animale. Ne abbiamo incontrati pochi, ma puri, veri.
Sono queste faccie, questi stili di vita che attribuisco alla vera Thailandia..










La sera siamo arrivate nel villaggio dove avremmo pernottato nella nostra capanna e ci saremmo lavate con una tanica d'acqua. Abbiamo passato una serata all insegna del semplice divertimento sedute intorno ad un tavolo, illuminate solo da un paio di candele e deliziate da alcune visitine dei nuovi conpaesani :-)
Intorno a noi, mille lucciole. Serata magica.
























27 settembre 2008

Dovuta parentesi per Denis e Riccardo


Dietro di noi Uluru. Eravamo solo noi tre e il simbolo degli aborigeni.

Uso il mio blog come mezzo per augurare un grosso in bocca al lupo a due delle persone che piu hanno segnato il mio viaggio in Australia: Riccardo e Denis.
Si sono ritrovati da pochi giorni in quell afosa capitale della Thailandia, Bangkok.
Chissa’ se questa volta l incontro è stato abbastanza trionfale come quello di Cairns dove Richi si era travestito da artista parigino oppure è stato un normale incontro dove tutte e due le figure sono riconoscibili, certo forse qlc cambiamento cè stato: Denis dopo la breve permanenza in Italia sara’ sicuramente piu curato, anche se veramente lo è sempre stato, e con un “bulbo” perfetto dopo maschere rivitalizzanti e trattamenti esclusivi firmati Tony & Guy e chissa’ se Richi, rimasto sempre e comunque, on the road ha acquisito qualche stile innovativo, piu ricercato o altro, anche solo la forma delle basette puo diventare un oggetto curioso.
Insomma chissa’ com’è stato.
E soprattutto chissa come Riccardo ha incassato il duro colpo, cioè dover ammettere che Denis in fatto di organizzazione l'ha superato nettamente con l'invenzione del “pannello solare” da zainetto, direi oggetto utilissimo che verra sicuramente comodo in Asia visto che ci si puo trovare a trascorrere spesso nottate in villaggi senza corrente o con la stessa limitata ad una paio di ore serali e poi si accende una candela, come saranno romantiche le loro serate in questi posti sperduti.
Ma mi chiedevo anche, domanda che proietto sul suo imminente futuro, come fara il nostro gia’ provato , da avventure e disavventure, Riccardo a far fronte ad eventuali anzi direi piu che possibili SICURI smarrimenti e/o furti di accendini, resistera’ all ira che sopprime da mesi e mesi ogni volta in queste circostanze misteriose oppure se si vendichera’ che mezzo usera’ stavolta?
Da dove prendera’ la forza di resistere e sopportare?
L’avvicinamento al buddismo e la quindi costante ricerca di equilibrio, di meditazione, di conoscenza del proprio IO, lo aiutera’ a superare tali prove di pazienza? Staremo a vedere.

Ma passiamo al nostro Denis che carico d animo ma non di bagali è ripartito per la seconda volta lasciando lo sgomento lungo le vie della chic localita’ di Medicina. Con un inglese accantonato ormai da mesi, del resto a cosa ti serve l inglese nelle discoteche, locali e feste private piu in della riviera romagnola?, ha rindossato lo zainetto tipo Fiji holiday e via di nuovo. Via con quel vento che per la seconda volta tira verso est… verso mondi sconosciuti inizialmente e piu familiari in seguito. Ma non è che sta volta sei partito portando con te gilè e carrellino da popolano?

Insomma ragazzi, per tutto quello che vivrete che sia in Asia, in NZ, in Aussie, Sud Africa e in qualsiasi altro luogo del mondo, conoscendovi piu nascosto meglio è, io vi auguro un enormissimo IN BOCCA AL LUPO… giro a Denis quello che aveva detto a me, che stavolta sia tu anzi voi ad avere il vento sempre in poppa.
Che le comete australi porta fortuna vi seguano e illuminino il cielo da qualsiasi parte del mondo voi lo stiate ammirando e che segni evidenti di quello che ci ha legato e di quello che è stato non vadano perduti ne rimpiazzati.
Vi seguo, col pensiero.
Con affetto e nostalgia, Vali

16 settembre 2008

Chiang Mai

Liberta', questo è il significato della parola Thailandia.
Dire che la vera Thai è solo al nord e' quasi come affermare di aver scoperto l'acqua calda. Me l'avevano detto e lo confermo.
Non sono di certo il turismo e gli stranieri intenti a spendere soldi trovati al sud che mi ricordero' ma i villaggi e la poverta' del nord, entrare in un ristorante e cercare di dialogare con il cameriere che non parla una parola di inglese, la gente sorridente del nord totalmente differente dai thailandesi rompicoglioni del sud... realta' completamente opposte.
E la religione. Al nord si sente veramente forte, e noi ne abbiamo approfittato cercando di entrarci e capire.
Il buddismo.
E' piu' un attitudine filosofica che una religione. E' uno stile di vita. E' un abbandonarsi al sacrificio e alla meditazione, contatto diretto con il Budda. Non ci sono personaggi superiori, ogniuno è il sacerdote di se stesso.
Dire che è affascinante è veramente troppo poco.
I ragazzi thailandesi si fanno generalmente monaci almeno una volta nella vita, solitamente al venticinquesimo anno di vita considerato sfortunato e quindi con l'aiuto della meditazione si spera di superare quest annata particolare. Le giornate dei monaci sono molto dure, divise tra momenti di meditazione e la cura del tempio. E anche i sacrifici sono diversi, ad esempio nei confronti delle donne. Vietato toccarle, e sarebbe vietato addirittura parlarci.
La veste del monaco color arancione/ocra. Questo colore deriva dal sangue dei loro morti che restava sulle vesti bianchi con cui venivano avvolti. Anche dopo molti lavaggi non si cancellava, si affievoliva ma non si cancellava mai. Questo significa per i buddisti un qualcosa di indelebile, di incancellabile, di duraturo com'è la religione per loro. Rimane per sempre.
La forte superstizione.
Ci ervamo accorte che molte persone avevano l'unghia del dito mignolo molto molto lunga. Questo perche' è segno di fortuna avere il dito mignolo che supera l'ultima piega dell'anulare, e chi non ce l'ha si fa crescere l'unghia fino a superarla.
Tutti i thailandesi in macchina portano attaccato allo specchietto retrovisore una corona di fiori, anche questa porta fortuna e va cambiata regolarmente non appena i fiori appassiscono.
Nel nord della thailandia abbiamo potuto apprendere un sacco di cose che entrano nella quotidianita' dei locali.



Chinag Mai. Un grande paesino.
Siamo state molto fortunate a capitare li durante una speciale festa, dove tutti i locali portano fiori e svolgono rituali nei numerosi templi. Tantissime bancarelle ai lati delle strade vendevano cibi come noodle, frutta e scarafaggi. Non ho avuto il coraggio di assaggiare neanche la piu piccola larva ma per loro è uno sfiziosissimo snack che consumano davanti alla televisione al posto delle patatine e pop corn.



E fortunatissime anche ad incontrare Tom, nativo di un paesino vicino Chiang Rai, la nostra guida capace di soddisfare qualsiasi capriccio di cinque viziate ragazze europee e rispondere alle loro mille domande. Capace di sopportarci senza batter ciglio ci ha scarrozzate in giro per Chiang Mai e dintorni, templi meravigliosi, fabbriche rudimentali di ombrellini, seta e argento, mercatini di ogni genere e elefanti, scimmie e tigri purtroppo tutti ammaestrati come macchine.



Bo Sang & San Kamphaeng. The umbrella village.



Pasang.


Particolare ed emozionante incontro è stato con le donne dal collo lungo. The long neck.
La loro religione è il cristianesimo ma ci sono due gruppi differenti: quelle che credono agli spiriti e di conseguenza portano gli anelli e quelle che non ci credono.
Vivono entrambe in villaggi sperduti sulle montagne, si cibano di quello che la terra offre e vivono in maniera molto semplice, vestendo coloratissimi abiti tradizionali.
Gli anelli di bronzo che portano dall'eta' di 5 anni arrivano a pesare piu' di 15kg sono la protezione contro la tigre. Durante il giorno rimangono a casa sole perche' gli uomini vanno a caccia e alla ricerca di cibo. Quindi indossano questi anelli, che in realta' e' un tutt'uno nei punti dove il morso della tigre sarebbe letale, sul collo ma anche sotto le ginocchia.
Tolgono la loro pesante collana almeno una volta all'anno per lavarla, bruciandola con il fuoco per disinfettarla e la lucidano invece ogni giorno con cura. Sono donne molto belle, alcune proprio bellissime.


A baby long neck and the village.


Elephants.


A tiger.


Una sera siamo state in un tempio sulla montagna alle spalle di Chiang Mai. Dopo una lunga scalinata per raggiungerlo siamo arrivate in cima. C'era un tramonto nascosto da foschia e nuvole ma il luogo e' indimenticabile.
Il tempio era meraviglioso. Veramente bellissimo. Al centro una piccola pagoda, loro credono che al suo interno sia racchiuso lo spirito del budda. Con l'arrivo del buio la pagoda si illuminava di un oro sempre piu acceso, di un colore naturale non frutto di lampade.
Eravamo le uniche turiste che si aggiravano nel tempio e abbiamo avuto la fortuna di assistere ad un particolare momento di meditazione dei monaci accompagnato da una cantilena, è stato bellissimo. C'erano anche alcuni occidentali in vesti bianche, accolti dai monaci per un periodo con l'intento di avvicinarsi alla religione. E' incredibile vedere come riescono ad isolarsi all interno della loro preghiera, ci sono solo loro e il loro budda.
Avrei voluto essere uno di loro, giuro.
Sono culture realmente diverse dalla nostra, nel contesto generale e anche nelle piccole cose. Differenze che si riescono a cogliere solo in questi posti, non di certo in mezzo al turismo di massa del sud.

Wat Phra That Doi Suthep. On a panoramic hilltop.