23 aprile 2008

Great Ocean Road


Glenelg.


Pioneers.


Al museo degli squali.

Per me era la seconda volta ad Adelaide. Ma sembrava tutta un'altra citta'. A giugno era deserta e fredda, a fine novembre quando siamo arrivati tutto l'opposto.
Si cominciava a respirare gia' l'aria natalizia. Alberi di Natale e addobbi ovunque. Con una piccola differenza, a casa mia a fine novembre vesto gia' guanti e sciarpa, lì invece me ne andavo in giro in pantaloncini! Strano Natale... non lo sentivo per niente...
Rimasimo li quattro giorni, ospitati dalla mia carissima amica Valeria che avevamo lasciato a Cairns. Se la passava proprio bene, bella casa dove ero gia' stata a giugno ad un party, bella camera da letto che divento' quindi il nostro accampamento.
Volo' via anche il soggiorno ad Adelaide tra giretti in centro dove il Karma cominciava a rivoltarsi contro di me, partite a beach volley al tramonto sulla lunghissima spiaggia di Glenelg, serate, e soprattutto il tour nella Barossa Valley tra vinerie e degustazioni. Finalmente un buon vino... Ci voleva proprio.
All' inizio ero un po' spaesata... la citta', paesaggio tutto verde, la spiaggia, i locali... avrei quasi voluto tornarmene nel deserto ancora per un po' lontano dal casino, dal traffico, dalla gente... ma purtroppo quel tipo di viaggio era finito, e neanche me n' ero accorta. Giuro che mi dispiaceva un sacco... e credo che ogniuno di noi in fondo ci abbia fatto un pensierino, inversione a U e via dal caos... di nuovo.


Glenelg.









Ripartimmo. Ancora. Ma questa volta eravamo in meno. Magnetic, proprio lui che aveva sofferto e sopportato con me ogni tipo di attacco e coalizione contro di me dai due carissimi proprietari di Susie Lee, mi lascio'. Senza spiegazioni. Have fun Magnetic!

...Ancora in strada... verso la Great Ocean Road considerata una delle strade panoramiche piu' bella al mondo. Gia' a giugno l' avevo trovato stupenda, ma stessa situazione di Adelaide, era freddo, tempo brutto, pioveva spesso e poi il viaggio organizzato era un po una palla e la guida non ne parliamo. Questa volta invece c'era un gran bel sole e i colori erano molto piu' vivi, le soste le decidevamo noi, piu' che altro loro pero' menomale che a organizzare sono fantastici. Su quello non ci si puo' proprio lamentare!
Arrivammo la sera tardi, non sapevamo dove andare a dormire. Dopo tanto girare e rigirare decidemmo di dormire in macchina nel parcheggio dei 12 apostles, così per essere gia' li la mattina e vederli all' alba. E proprio in quel maledetto parcheggio mi ricordero' sempre il mio volo, che nessuno vide per fortuna ma mi sono fatta un male allucinante, sono caduta dalla passerella facendo tipo 2m di dislivello e atterrando con la schiena sulle pietre. Non dico altro, perchè neanche io so come possa essere successo... se se...!
Ci svegliammo si all' alba ma con un energico bussare sul finestrino da parte del guardiano che ci invitava, anzi obbligava ad andare via in velocita' e accennava a multe pesantissime... ok ok let us have a look before please...
Passammo la giornata in quel tratto di Great Ocean Road che per me è il piu' bello in assoluto. Alluncinante quello che puo' fare l' effetto della corrosione di vento e mare sulle roccie... li è riuscita a creare veri e propri "disegni" tipo il London Bridge e i 12 Apostles.
A giugno l'avevo visitata proprio tutta compresi i paesini che si trovano percorrendola, villaggi di pescatori e localita' balneari per lo piu' ma anche parchi nazionali e rainforest piu' all' interno.


12 apostles. Novembre.


12 apostles. Giugno.


The heavy step between the walls.


London Bridge. Novembre.


I nostri uomini.


Bells beach. Giugno.


On the rimbow. Giugno.


Cape Otway. The beginning. Or the End.

Il punto piu' a sud è chiamato Cape Otway con il faro piu' antico d'Australia.
Bellissimo veramente.


Cape Otway. The lighthause.



"Il vento di Cape Otway stacca via all’improvviso, come una scaglia secca, la malinconia del mare e fa venir voglia di correre a braccia aperte, sul bordo del dirupo…Cape Otway è una speci di rifugio, una Big Sur australiana a metà di una strada fantastica, affacciata sul Southern Ocean Bass Strait e animata da miti ruggenti come cavalloni: Great Ocean Road: onde soffiate dal signore gelido dell’Atlantico, venti che scompigliano capelli e pensieri


(Enrico Fumagalli)

22 aprile 2008

Red Centre



Uluru.
Mi ricordo mia mamma quando al telefono mi chiese:"ma bisogna andare fin in mezzo al deserto per vedere solo una montagna?". E io:"è si, lo so, non mi ispira neanche tantissimo...pero'...". Ero un po' scettica devo dir la verita', cosa sara' mai questa montagna in mezzo al deserto. Bo... pensavo... che ragionamenti di merda ragazzi...
E' stata una delle cose che mi è piaciuta di piu' in tutto il viaggio...
Come al solito quando non mi aspetto niente ecco che arriva...
Siamo arrivati a Uluru una tarda mattina, mi ricordo che stranamente guidavo io... da non crederci... dopo tutto quel viaggiare senza il niente piu' assoluto intorno mi si presenta davanti questa roccia rossa, enorme, levigata.
Uluru.
Il monolite.
Simbolo australiano. L'icona.
Rimasi senza parole, giuro.
Non me l'aspettavo cosi grande.
Mi emozionai.
E cosi ogniuno di noi.

Nei due giorni seguenti la ammirammo in lungo e in largo. Al tramonto, all'alba.
Essere ai suoi piedi e guardarla da tutte le angolazioni trasmetteva qualcosa... qualcosa di strano.
Quando il sole scendeva e illuminava il cielo delle piu svariate sfumature anche lei prendeva vita, si colorava di un rosso incredibile al tramonto per poi svanire sempre di piu' fino a restare un enorme ombra al buio, e alla luce della luna e le stelle.
Non avevo mai visto un cielo così limpido di notte se non qualche volta in montagna, ma le montagne chiudono lo scenario... li c'era solo l'orizzonte.
Ricordo che stavamo tutti in silenzio ad ammirarla.
Non c'erano parole. Non in quel momento.

E' luogo sacro per gli aborigeni.
Il popolo degli Anangu possiede le terre di Uluru e Kata Tjuta.
Possiamo dire l'equivalente di S. Pietro per i cattolici e della Mecca per gli islamici.
Immaginate di vedere turisti con corde e catene scalare S. Pietro. Neanche pensarci.
La via verso la vetta corrisponde al percorso sacro fatto dai Mala in occasione di importanti cerimonie. Percio' chiedono ai turisti di non scalare il monolite rispettando così le loro tradizioni. Ai suoi piedi un cartello: "Please don't climb Uluru".
Si dice anche che eventuali disgrazie durante la camminata scaglierebbero sulla loro tribu' diversi anni di sfortuna.
Non vogliono mercificare il loro territorio per il turismo di massa dell'uomo bianco e chiedono che Uluru ritorni ad essere luogo sacro. Ma sacro veramente.
La scalata è molto spesso chiusa a casa del forte vento. E cosi lo è stata per i giorni del nostro soggiorno a Ayers Rock. Ma eravamo disposti a salire sulla cima...
La superficie, che da lontano appare quasi completamente liscia e levigata, rivela invece molte pozze, sorgenti, caverne e anche dei dipinti.
"Secondo il mito, Tatji, la Lucertola Rossa, che abitava nelle pianure, giunse a to Uluru. Lanciò il suo kali (boomerang), che si piantò nella roccia. Tatji scavò la terra alla ricerca del suo kali, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie della roccia. Questa parte della storia è volta a spiegare alcuni insoliti fenomeni di corrosione sulla superficie di Uluru. Non essendo riuscito a trovare il suo kali, Tatji morì in una caverna; i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo."
















Effetto polarizzato.


Susie Lee.




Uluru. A 35km di distanza.

A circa 30km di distanza si alzavano i Monti Olgas.







Salutammo Uluru al tramonto. Mentre ci allontanavamo nessuno parlo'.
Io non so perche' guardandomi indietro espressi un desiderio.




Road Train.

Davanti a noi ancora deserto.
Durante le giornate in viaggio incontravamo diversi Road Train. Capaci di raggiungere i 55m di lunghezza. E viaggiano veloce.
Quando lo si vede arrivare dietro di te è meglio accostare e lasciarli passare.
Stessa cosa se viaggiano dalla parte opposta. Provocano un onda d' urto mica da poco.


Segnali di simpatia tra le due vetture.

Il giorno dopo arrivammo a Coober Pedy. La zona forse piu' arida di tutto il Red Centre.
Famoso per le pietre opali che abbiamo disperatamente cercato di trovare...per le cave e le abitazioni scavate nella roccia. E ci credo. Facava un caldo incredibile. Ma molto piu' secco. Eravamo infatti entrati nel South Australia. A soli 850 km da Adelaide.
L' avventura nel deserto stava per finire...
Come ultima serata nel deserto non poteva essere meglio.
Partimmo verso le 5 di pomeriggio dalla piccola cittadina.
Come tutti i giorni attendevo il tramonto, momento della giornata che mi preferisco.
Era l' ennesimo bellissimo sunrise. Ma dalla parte opposta piu' scendeva il sole piu' saliva la luna piu' grande e luminosa che abbia mai visto. Mi ricordo che ci sono rimasta malissimo. Era una palla bianca enorme... Bellissimo.







to Alice Springs

Susie Lee: un isola felice per la maggior parte del tempo ma a tratti un bunker senza via d'uscita. Al suo interno i due proprietari Denis e Riccardo e l'ospite: io. Ma non solo, c'era una quarta piacevole presenza: Magnetic.
Naturalmente io non avevo alcun potere decisonale riguardo itinerari o altro. Cosa che non mi dispiaceva affatto, potevo così godermi il viaggio senza particolari pensieri e/o preoccupazioni. Ma venivo poi spesso accusata di scarso interessamento...anche dopo ripetuti tentativi di attivarmi a riguardo sempre smorzati alla velocita' della luce dai miei compagni...
Volavano grandi discorsi, di cui io raramente prendevo parte, musica a manetta ad ogni ora del giorno e della notte e un gioco ricorrente: la caccia al tesoro. Ovvero la costante ricerca di ogni tipo d'oggetto finito chissa' come nei luoghi piu' nascosti della nostra vettura che continuava a macinare km non curante del sovraccarico, delle alte temperature e lunghe distanze giornaliere da percorrere...
La fiammeggiante carrozza di Mr Shin invece manifesto' nel corso del viaggio diversi problemini...


Magnetic.

Ci lasciammo l' afosa Darwin alle spalle diretti al Kakadu National Park come prima destinazione.
Lì, ci lasciammo trasportare sulle acque del South Alligator River ammirando flora e fauna. Coccodrilli che si muovevano lentamente lungo il corso, altri che se ne stavano sulla riva. Sembrano quasi pacifici. Appunto, sembrano.
Alla sera ci trovammo nel bel mezzo di una tempesta tropicale. Restammo in macchina a goderci lo spettacolo.
Fulmini, tuoni e lampi che illuminavano a scatti quel che ci stava intorno. Bellissimo.
Ed eravamo anche in buona compagnia...


Alle porte del Kakadu National Park.


South Alligator River.


Croco croco.


Slowly.






La quiete prima della tempesta.

Sempre piu' verso il cuore dell' Australia.
Sempre piu' in mezzo al deserto.
Sempre piu' affascinati da questo continente.
Dalle terre degli aborigeni.
Da quello che offrono.
Gli scenari intorno a noi avevano dell' incredibile...


Alice Springs.




Mc Donnell Rangers.




Karl Karlu. Uova del serpente arcobaleno.

Il tempo correva veloce. Troppo.
Alla sera il "discorso campeggiare" si presentava puntuale.
Ogni tanto riuscivamo ad infilarci in qualche campeggio nei pochi "paesini" che incontravamo.
Quando andava bene potevamo piazzare le tende nelle zone di sosta.
Quando andava male si dormiva in macchina.
C'era a chi piaceva dormire sulle panchine e alla mattina svegliarsi con l'alba.
Un dolce risveglio.




L'alba nel deserto.

KINGS CANYON.
Una passeggiata di 9 km che non dimentichero' mai.
Ogniuno la fece a modo suo.
C'eravamo solo noi lassu'.











21 aprile 2008

to Darwin


Arrivederci Capitan Cook. Cairns.

3 novembre 2007.
Io, Riccardo e Augusta salutammo Cairns un sabato mattina.
Partimmo a bordo di una Mitsubisci stracarica...ogni angolo era occupato. Provate a pensare ai bagagli di 3 persone ed a tutto l'occorrente. Si parla di fornelletto, frigo, pentole, cibo, materassini, tenda, cuscini, tanica di benzina, ecc ecc.
Ma Susie Lee non sembrava curarsi di tutto quel peso...
La prima destinazione era Darwin, 3000 km a nord ovest dove ci aspettava il resto della ciurma, Deddy, Denis e Oppy.
Il paesaggio iniziale era tutto verde...collinette, prati, pascoli...
La strada era divisa in due carreggiate...be'...normale direte voi...





Mano a mano che ci addentravamo la vegetazione diminuiva...
La strada divento' presto ad una sola corsia asfaltata con terra rossa ai lati... e a tratti niente asfalto, strada sterrata tutta dritta...
Una roadhause con distributore ogni 400-500 km e poi ancora il niente.







Viaggiavamo con una media di 850-1000 km al giorno.
Io e Augusta passavamo le giornate a raccontarcela. Mentre Riccardo... si isolava con le sue cuffie del '84 quando non era impegnato a ricordarci la regola vigente "non si parla al conducente".
Inutile dire che fu lui il pilota per tutti i 3000 km. Mai un segno di stanchezza.
La seconda notte ci accampammo in mezzo al niente... Millepiedi rosso fuoco lunghi 30cm erano ovunque.
Comincio' cosi il mio primo approccio con tende, fornelletti e altro...
Riccardo lamentava sempre di piu' la mia inesperienza...


Qui abbiamo piazzato la tenda.

La vegetazione continuava a diminuire.
Eravamo in mezzo al nulla...
Ma un niente meraviglioso.

"Erano credo le tre di notte quando arrivammo a Katherine, 300 km a sud di DArwin.
Mentre entravamo in citta', ricordo sotto una grande magnolia, una camionetta della polizia e diversi agenti impegnati con un imprecisato numero di aborigeni, mentre altrettanti vi passavano accanto noncuranti della situazione.
Per essere quell'ora sembrava esserci parecchio movimento, anche se oltre ad un distributore di benzina non c'era niente di aperto.
Fu la che andammo a finire con la mezza intenzione di piazzarci da qualche parte per provare achiudere un po' gli occhi.Ma appena scesi dalla macchina il sonno passo'.
La citta' era un formicaio di aborigeni, tanti, tantissimi come non ne avevo mai visti tutti assieme.
DA subito, istintivamente, ebbi come la sensazione di una barriera che si veniva a creare a sottolineare una distanza.
Sembravano diversi.
Poi iniziai ad osservare la situazione che avevo sotto gli occhi: erano sparsi qua e la, dappertutto, chi urlava, chi faceva avanti e indietro attraversando continuamente la strada, chi comunicava comodamente seduto da un albero all'altro distante una ventina di metri, chi rotolava su se stesso o lungo i muri degli edifici per andare a sprofondare in grandiosi sonni da far invidia anche a morfeo, sul marciapiede, sulle aiuole che dividono le carreggiate, su muretti occasionali.

Li osservavo e non avevo dubbi.
Erano i piu' freak che avessi mai visto.
Non ho mai visto nessuno sbattersene le palle a quel modo.
Neanche una ventina di minuti e desiderai ardentemente di diventare uno di loro.

Cristo, sembrava fantastico.
E cosi, mentre mi avviavo ad occupare un' invitante aiuola in mezzo alla strada, mi voltai per comunicare delle mie intenzioni alle ragazze quando, in distanza, vidi un bianco avanzare verso di me.
Andatura irregolare, quasi claudicante, vestiva una canottiera da basket con la scritta CHarlotte numero 78.
Continuava ad avanzare.
Sembrava mi puntasse.
Poi mi arrivo'ad un metro, mi guardo', sguardo fisso, perso nel vuoto:"Do you wanna fight, man??"
Istintivamente feci un passo indietro, mentre gli dicevo "but why??, relax mate, enjoy, let's have a beer later....
"Yeah yeah" mi rispose.
Si allontano'.
ERo talmente rincoglionito che non riuscivo a rendermi conto di niente al che rimontammo in macchina e ripartimmo."
TRATTO DAL BLOG DI RICKY.







Arrivammo a Darwin dopo 3 giorni e mezzo. E ci trasferimmo nella farm di mango dove gli altri ragazzi stavano lavorando.
Un caldo pauroso.
La temperatura stava tra i 42-44 gradi con un credo 100% di umidita'.
Mosche.
Io, Riccardo e Augusta passavamo le nostre giornate tra piscinette naturali, visite in allevamenti di coccodrilli o negozietti aborigeni, serate particolarmente distruttive e non. Oppure semplicemente si stava nella farm abbandonati dall'ozio.
Riccardo entrava sempre di piu' nel personaggio di Johnny Cash.
Aspettammo i ragazzi 10 lunghissimi giorni alleggeriti da una scampagnata di due giorni al Litchfield National Park dove un falo' alla sera accompagnato da spettacolino musicale dei Brothers, Marco e Gabri, completava la giornata passata tra maestose cascate e incontri ravvicinati con serpenti e iguane.


Porto di Darwin.


L'ozio.


Schitarrate.


Croco croco.


Dijiridu.


Florence Falls.


Litchfield National Park.



18 aprile 2008

Quelli che...



Quelli con cui ho condiviso tutto.
Un viaggio.
Un pianto.
Un sorriso.
Una soddisfazione.
Una preoccupazione.

E non e' poco in un esperienza cosi.
Rapporti profondi vissuti appieno. E non frutto solo della situazione.
"E' stato come un continuo appoggiarsi l'un l'altro."



Denis. 24 anni. Medicina BO.
Quello sognatore.
Quello determinato, con tanti di quei progetti da fare invidia.
Quello organizzato, con lui vai sul sicuro.
Quello coerente, ogni suo intervento non fa una piega.
Quello che mi ha insegnato a guardare la vita sotto punti di vista differenti.
Quello che pondera ogni minima decisione, e va al di la'.
Quello che si lancia.
Quello che rischia.
Quello che quando ha i 5 minuti c'è da aver paura.
Quello che lascia anche una sola penna nel piatto.
Compagno di avventure e disavventure.
Compagno di passeggiate notturne.


Deddy. 23 anni. Medicina BO.
Quello onesto.
Quello di cui ti puoi fidare.
Quello che si sa la provenienza ma non la direzione.
Quello facilmente convincibile.
Quello che sa ascoltare.
Quello che si preoccupa sempre della mia salute.
Quello che ha provato a farmi da personal trainer, con scarsi risultati.
Quello che mi sveglia nel cuore della notte per farmi assaggiare la torta appena sfornata.
Quello che mi costringe a cantare mentre prova a suonare la chitarra.
Quello che NON lascerebbe mai neanche una penna nel piatto.
Quello che ha gli occhi anche dietro la testa.

Riccardo. 27 anni. Avvocato. Thiene VI.
Quello colto, che ne sa una pagina piu' del libro.
Quello diplomatico.
Quello estroverso.
Quello alla ricerca di pace e serenita'.
Quello pronto per ogni tipo di esperienza.
Quello organizzato per ogni tipo di evenienza.
Quello stressato.
Quello che si isola con le cuffie del '84.
Quello che quando prende in mano la chitarra diventa un uomo d'altri tempi.
Quello che forse ho fatto disperare piu' di tutti.
Fan accanito dei noodle.
Compagno di lavoro.
Seguace di Johnny Cash.


Augusta. 26 anni. Infermiera. Spotorno GE.
La mia buddy.
Quella che dovrei dire "si piega ma non si spezza", ma lei proprio non si piega nemmeno.
Quella che molla tutto da un giorno all'altro e vola in Australia.
Quella coraggiosa.
Quella che sa consigliare.
Quella che non vuole diventare grande.
Quella lazy come me.
Quella che veramente mi ha fatto ridere.
Quella che quando la vedo correre vuol dire che e' questione di vita o di morte, e devo correre anche io.
Quella che in discoteca tutti i cubi sono suoi.
Compagna di marachelle.
Fan dei tim tam.



Oppy. 22 anni. Thiene VI.
Quello spensierato.
Quello che ama la montagna.
Quello che segna ogni territorio.
Quello che il "discorso campeggiare" viene prima di tutto.
Quello che voglio andare a trovare in Messico.
Quello che ci ha lasciato troppo presto, ma che spero ritroveremo.

Whitsunday Islands

Era fine luglio 2007. Io e Sybi presimo una decisione.
Partiamo Sybi, ci giriamo l'Australia da backpacker, difficile dirlo con i nostri signori bagagli..., andiamo nelle farm a lavorare e ci spostiamo ogni volta che abbiamo soldi a sufficienza. Questo era il piano. Per motivi che non sto qui a spiegare non e' andata come volevamo ma poco tempo dopo mi resi conto che quella settimana nella farm e' stata la mia fortuna.
Fu cosi che partimmo da Cairns alla volta di Arlie beach. Determinate, contente. Dieci ore di pullman. Arrivate fecimo una breve sosta ad Arlie beach e poi predemmo un altro pullman per Prosepine dove ci aspettava la nostra accomodation. Disastro. L'ostello era quasi il peggiore che abbia mai visto, i farmer non ci assicuravano lavoro per tutta la settimana e i soldi scarseggiavano di brutto.
Disperazione.
Per problemi tecnici :-) il primo giorno perdemmo il pulmino, il secondo giorno invece fu il nostro primo giorno di lavoro nei campi di pomodori di Bowen. Il lavoro era abbastanza duro soprattutto a causa del caldo... ma tenevamo duro.


Bowen.



Fu li che conobbi Denis e Deddy, ignori di quello che sarebbe stato poi, ci scambiammo i numeri. "Dai che ci sentiamo, domani e' il nostro giorno off magari andiamo a fare un giretto.".
E cosi il giorno dopo andammo tutti in un parco nazionale nelle vicinanze e in una spiaggia bellissima, e li conobbi anche Augusta. Ci trovammo da subito.
Poi basta. Ciao, tanti saluti, forse ci ribeccheremo in Australia prima o poi. Ahahah. Mi viene da ridere.


Conway beach.


Io e Sybille.





Io e Sybi continuammo la nostra settimana. Lavorammo nei campi di pomodori altri tre giorni. Poi Sybi decise di tornare a Cairns, i piani erano cambiati. A me invece non andava e cosi decisi di andare a Tully nelle farm di banane. Ma quella e' un' altra storia...

Prima di separarci, per poi ritrovarci molto presto ma non lo potevamo sapere, andammo alle Whitsunday Islands. Arcipelago di ben 74 isole.
Whitehaven beach is a definite "must-see" in the Whitsundays Islands. E ci credo. Acqua cristallina e spiaggia bianca, sabbia fine come cipria, alberi di eucalipto e palme da cocco. Questo e' lo scenario. Momenti dove ti puoi dimenticare anche di respirare.
Fu solo una giornata, breve, ma non per emozioni e sensazioni.


Pensierosa.


Whitehaven beach.





17 aprile 2008

Destinazione...FIJI ISLANDS

Fiji Islands. Un paradiso. Luogo incontaminato.
Gia' dal primo giorno a Nadi sentii parlare del cosiddetto "Fiji time"... all'inizio non mi era molto chiaro... poi lo capii benissimo, e ne presi subito atto... Nessuna fretta, mai, niente ti corre dietro alle Fiji, niente ti disturba, nulla... pace, silenzio, liberta', relax al massimo... bello questo Fiji time, pensai da subito... proprio mi si addice...
Sono stati otto giorni favolosi... non era quello che immaginavo, e' stato molto ma molto di piu'...
Siamo partiti da Nadi con il Bulabus per raggiungere l'isola piu lontana Tavewa e poi scendere giu' di isola in isola, ogni giorno cambiare, ma restava sempre quella sensazione che qui niente ti puo' raggiungere, niente pensieri, niente preoccupazioni, niente... bastava osservare la gente del posto per capirlo, rillassati, spensierati, non conoscono niente al di fuori della loro spiaggia, del loro mare e delle loro isole... e qui si che puoi veramente "enjoy every moment". Qui lo puoi fare davvero.


Bambini sulla spiaggia.


Nelle sei ore di traghetto le abbiamo ammirate da lontano, i giorni sucessivi le abbiamo vissute.







Arriviamo a Tavewa. Volevamo raggiungere la cima dell'isola, per vedere il panorama. Ma niente cartine. Niente strade. Niente indicazioni. Ci incamminiamo. Troviamo un Fijiano sulla spiaggia e chiediamo informazioni, ci porta davanti ad un varco nelle piante e ci dice "Follow the road". Ok. Ma quale strada? Pensavo almeno ad un sentiero... ma niente... si poteva distinguere la via solo dal fatto che le piante e/o l'erba era un po scostata... Si parte. A tratti era ripido, scivoloso, pericoloso. Ma noi niente, su. Scalzi su pietre, nel fango, sull'erba. Arriviamo in cima, spettacolo. Ci prendiamo il nostro Fiji time... tutti in silenzio, seduti ad ammirare... una cosa e' certa. Da la', in cima, la mente era piu' aperta che mai... volavi con il pensiero. E volavi in alto.





Le Fiji non sono niente di turistico come si pensa, almeno come pensavo io. I resort erano praticamente vuoti, in uno eravamo gli unici addirittura. Un insieme di capanne... fatte di foglie di palma e canne di bambu'. Quando uscivi dalla porta quello che ti si presentava ti spalancava gli occhi...il mare, di mille sfumature diverse...a due passi da te...e se c'era qualcosa che vi separava, era sempre o un'amaca o qualche palma. That's it. La corrente elettrica funzionava solo 4 ore alla sera, poi si girava con la lanterna oppure ti godevi tutta la luce della luna e le stelle. L'acqua calda non l'abbiamo mai trovata se non gli ultimi due giorni a Malolo, isola piu' a sud, dove il resort era fornito di tutto, un villaggio di tutto rispetto. Comodo, pulito, con tutti i confort, palestra all'aperto in riva al mare, piscina, idromassaggio, ping-pong, bar, negozio di souvenir... Il nostro alloggio li non era una la solita capanna ma una vera e propria casetta con soggiorno, cucina e tutto quello che poteva servire. Senza dubbio bellissima... Ma quelle non erano le vere Fiji, quelle avventurose. Almeno, non erano le mie...


Un esempio di accomodation.


Dalla finestra.


Waya Island.

Alla sera i Fijiani sono soliti consumare la "Cava". Bibita del colore della terra, e anche del sapore simile, ricavata dalla radice di non so quale pianta. Effetto rillassante. Evvai. Non bastava il Fiji time... Ci si mette tutti in cerchio e si fa un rituale prima di bere. A turno. Ok, il primo giro si manda giu', al secondo anche, al terzo si corregge. Con vodka o rum che noi avevamo comprato in aereoporto. Troppo organizzati, eravamo al corrente dell'inesistenza di negozi o altro, niente da comprare. E via... correggi la prima correggi la seconda... e la serata si fa divertente...

Ma le Fiji possono essere anche pericolose, molto. Una mattina, a Naviti, ci troviamo con un ragazzo del posto. Ci avrebbe portato a fare snorkling e fishing. Partiamo. Tragitto di mezz'oretta attraversando un boschetto con il solito sentiero quasi impercettibile alla vista e poi sulla spiaggia, poi sugli scogli e poi spiaggia di nuovo. E finalmente ci buttiamo in acqua. Io, Denis, Deddy e l'amico Fijiano. La barriera non mi e' piaciuta molto, niente a che vedere con Sharm el Sheik e Great Barrier Reef ma i pesciolini di mille colori non mancavano... Io mi aggiravo alla ricerca di squali, niente da fare destino vuole che io non li incontri. Gli altri pescavano. O almeno il Fijiano pescava, gli altri tentavano...senza risultati. Dopo un po mi annoiavo e decisi di provare anche io. Insegnatemi. Ok. Sembra facile. Avevo questa specie di fionda con la fiocina lunga ed appuntita... nuotavo dietro al pesce prescelto, prendevo la mira e tiravo. Divertentissimo. Ero presissima, volevo assolutamente prenderne uno ma cavolo se erano veloci. Dopo l'ennesimo lancio mi immergo per recuperare la fiocina. E vengo travolta da una serie di onde che mi trasporta nella parte bassa della barriera. Un'onda, ed un'altra ed un'altra ancora. Soo stata in balia degli eventi per due lunghi minuti. Non potevo nuotare perche' i coralli erano tr vicini e mi tagliavo ogni volta che ci provavo. Non potevo camminare o spostarmi, mi sarei fatta ancora piu' male. Potevo solo stare li e cercare un appiglio ma ogni volta arrivava l'onda maledetta e mi trasportava ancora piu' il la' ed ogni volta urtavo, battevo, cadevo, mi strusciavo contro i coralli e le roccie... I miei amici mi videro in evidente difficolta', fu cosi' che Denis cerco' di venire a recuperarmi ma... stesso copione. Travolto anche lui. Povero. Risultato: uno ho perso la fiocina e non ho piu' potuto provare a pescare nessun pesce e due io e Denis eravamo tagliati dapperttutto, e pieni di lividi. Con l'acqua salata bruciava da morire ma le scene sono state troppo divertenti... me la sono risa tre ore. Deddy e il buddy Fijiano hanno invece proseguito la loro pesca... incontrando uno squalo, che non si capisce come, ma Deddy non ha visto... :-)


Tawewa.


Nanuja Lailai.

Purtroppo non abbiamo potuto fare molte attivita' come dive, shark feeding, night fishing e altro perche' era la settimana di Pasqua e i Fijiani erano alle prese con messe, rituali e altro. Peccato. Fu cosi che nell'isola di Nanuja Lailai, una mattina, decidemmo di andare alla "blue lagoon". Proprio dove hanno girato il film "la laguna blu", quanto avevo sognato da piccola con quel film... Come al solito nessuna indicazione, sapevamo solo la direzione. Ci incamminiamo e dopo un po' ci imbattiamo in quello che forse mi e' piaciuto di piu' di tutto. Una processione. Troviamo un gruppo di Fijiani che portavano una croce in spalla e camminava sulla spiaggia. Tra il mare e le palme. Paesaggio bellissimo. Il loro ritmo lento e le loro canzoni rendevano il tutto ancora piu' suggestivo. Se tutte le messe fossero cosi. Mi aggregai a loro e proseguii verso la lagoon. Avrei tanto voluto le mie nonne li con me... Ho apprezzato ogni istante di quel tragitto. La mia Pasqua e' trascorsa così, non potevo chiedere di meglio.









Le giornate trascorrevano lentamente. E le serate ancora di piu'. Ogniuno di noi cercava a modo suo di catturare l' essenza vera di quei luoghi cosi lontani dalla nostra quotidianita' e di inciderne il senso dentro di se'...


Malolo.


Tawewa.

Unico tasto dolente: il tempo. Purtroppo era stagione delle pioggie e di giornate di sole ne abbiamo prese solo due. Senza sole i colori si smorzavano un po', nelle foto, non per me che li ho vissuti... Ma si sa... le foto non rendono, possono solo far immaginare quel tantino... credetemi, non e' mai abbastanza...


Momento sportivo di Denis e Deddy.


Giochi di nuovole.


Dall'aereo.


New Caledonia. Incontrata durante il volo di ritorno.


L'ennesima esperienza positivissima. BULA!

15 aprile 2008

Cairns, parte seconda.

Eccomi di nuovo qui... al caldo... e al lavoro... duro... ma stringo i denti.
Questa e' stata la prima citta' che mi ha ospitato per un tempo relativamente lungo, quasi 4 mesi. Sono arrivata in Australia ad Adelaide il 13 giugno scorso, giorno del mio compleanno.
Ancora non sapevo che questo viaggio sarebbe stato il mio piu' grande regalo.
Sono arrivata con mia cugina, Claudia. Nel South Australia faceva freddo, era inverno. Siamo resistite poco. Tre giorni per visitare la citta', farci un po' di amicizie e poi via. Viaggio organizzato di tre giorni che comprendeva: The Grampians National Park con i suoi canyon e le cascate, Rain Forest, Great Ocean Road, e arrivo a Melbourne dove ci siamo soffermate ancora di meno, solo due giorni. Nel Victoria era proprio un polo.


Sul top dei Grampians, Victoria.


Tramonto sulle Yollow Montains.
E cosi via ancora, volato fino a Cairns. Cittadina tropicale dove fa sempre caldo, in estate anche troppo. L'umidita' e l'afa si facevano sentire. Ma non adesso, ora si sta bene, tra i 27 e i 30 gradi. Belle giornate di sole, ma tanto vento. Cairns mi piace, posto tranquillo, gente rillassata. Le persone girano scalze, i loro ritmi sono blandi e penso che un terzo della popolazione qui sia aborigena. Il turismo e' la principale attivita', grazie alla barriera corallina, alle varie spiaggie a nord, alle crocodile farm, alle foreste tropicali che la circondano, alle isole facilmente raggiungibili in giornata, alle varie attivita' proposte. Cairns e' meta obbligatoria per ogni backpakers. Da luglio fino ad ottobre si riempie di giovani, la lagoon e i locali. Ed anche Edgar st, dove vivevo, punto di ritrovo del 50% di italiani a Cairns. Arrivavano tutti, uno alla volta. Uno in particolare arrivava puntuale, con la sua pizza... Si puo' mangiare pizza ogni sera per tre mesi? Bo. Mi sono divertita qui... ho dei gran bei ricordi... ho fatto piacevoli conoscenze, ed alcune di queste si sono trasformate in profonde amicizie... Poi... qui ho preso in braccio il primo koala, accarezzato il primo canguro, visto la prima balena, primo coccodrillo e il primo delfino... e molto altro ma soprattutto la prima immersione. Gli abissi. Un modo tutto da scoprire.

Palm Cove.


Milla milla Falls. Io e Sybille.

Cape Tribulation. Dove la foresta si incontra direttamente con il mare.


Tramonto su Cape Tribulation.
Gli apprendisti sub.

Francesco. Il santo che mi ha dato il brevetto dive.

La mia tartaruga.

Great Barrier Reef.


Wet Tropis of QLD.

Io, Claudia, Sybille.


Mission beach.
La settimana scorsa, appena arrivata, ho avuto una sensazione bruttissima. Come di non essere mai partita, tutto era uguale. Ma non c'erano piu' i miei amici. Come mi ha insegnato la mia musa: sono le persone che fanno i viaggi, non l'opposto. Ed ha ragione. Qui ogni cosa qui me li ricorda, dispersi chissa' dove... un po' qui un po li'... alcuni ancora in giro per il mondo, altri di ritorno in Italia. In bocca al lupo ragazzi!!
E io lavoro... tutti i giorni, dalle 10 alle 12 ore al giorno. I primi giorni sono stati durissimi, anche psicologicamente, adesso va un po' meglio. Questo e' il mio ultimo sforzo in previsione del mio prossimo viaggio nel sud est dell'Asia, Thailandia sicuro, Cambodia, Laos, Vietnam e Malaysia da valutare.
Torno a casa dal lavoro sfinita, distrutta. Quattro chiacchere con Filippo alla sera, il santo che mi ospita, grazie Filo! Ogni tanto arriva qualche visita di qualche amico. Poi lui esce e io... letto! Ma prima di dormire devo sempre salutare un amica... mi aspetta ogni sera sul muretto.
Troppo carina.

La mia nuova amica. Una silenziosa compagnia.

Ma oggi bella notizia finalmente, mi chiama Viola e mi dice: "Vali, ho prenotato il volo, domani alle undici sono da te!"... E' stato come una boccata d'aria fresca. Non vedo l'ora.

Goodbye Sydney

Comincio il mio blog... inusuale iniziarlo quasi al termine di questo mio lungo viaggio... vorra' dire che sara' un blog confuso, che parla anche al passato, che ricorda, che rivive...


Ciao Sydney, citta' che mi ha regalato tanto, che mi ha stregato, citta' che mi ha anche soffocato... Bella di giorno, bella di notte, bella con il sole e con la pioggia ma soprattutto bellissima al tramonto...

Dal traghetto, al ritorno da Manly.

Dopo quasi quattro mesi passati qui ho deciso di tornare nella calda e tranquilla Cairns, nel Queensland. Scelta obbligata o cercata non importa. Parto...e mi porto dietro un pesante bagaglio di ricordi. Ho cambiato per cinque volte casa, non ho mai disfatto la mia valigia a Syd, chiamata ormai da tutti Valentino, forse per le sue sembianze e dimensioni quasi umane. Ormai faceva parte del gruppo. Ho vissuto per lo piu' in centro ma ho passato anche un mese a Bondi, era bello svegliarsi la mattina uscire sul davanzale e vedere il mare, e sentirne i profumi... ma anche dalle mie ultime sistemazioni la vista non era per niente male. Giudicate voi.


Quello che vedevo dalla mia finestra...in citta'...


L' affollata Bondi beach.

Ho passato qui il Natale e il capodanno, a Pasqua invece ero alle Fiji. Ho assistito allo spettacolare Australian Day e al pazzo Mardi Gras. Ho visitato un po tutta la citta' e le sue spiaggie. La tranquilla Coogee beach, la lontana Palm beach, Watson bay, la mia baia prefeita Darling Harbour, la parte vecchia della citta' The Rocks, la parte famosa Cicular Quay con l'imponente Harbour Bridge e l'Opera Hause, le fresche Blue Montains con le sue cascate...

Opera Hause.


Harbour Bridge.


I miei punti fermi.


Aspettando la mezzanotte.

Quanti miei ricordi questa citta' nasconde tra le sue vie, nei suoi angoli...